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giovedì 7 gennaio 2016





Nella notte, sotto la luna, la Croce del Sud in alto.

Così navigava l’ultimo pirata, il mio pirata, Pasqualino di Torre del Greco, all’inizio di quel secolo che avrebbe visto di tutto, il Novecento delle meraviglie e delle nefandezze. Qualche volta gli capitava di alzare lo sguardo verso il cielo, richiamato dal rumore di un aereo, che passava sopra di lui.
Chi pilotava quel piccolo velivolo con le ali di legno? 
Sapeva che era il corriere che ogni tre giorni atterrava a Punta Arenas per la consegna dei sacchi di posta. Certo non poteva sospettare che su quel piccolo monoposto c’era un uomo che un giorno sarebbe diventato famoso in tutto il mondo per un libro, solo per un libro: il Piccolo Principe.
Pilotava l’aereo postale, il giovane Antoine Saint Exupery. Tutti i giorni. Da Bahia Blanca a Sant Antonio Oeste e da qui a San Julian e a Rio Gallego. Arrivava anche a Punta Arenas. 
Il Principito, come lo chiamano oggi da queste parti, era di casa in quegli anni. Ovvero: era di casa lungo tutta la costa atlantica. 
Lo avrà incontrato Pasqualino, magari camminando per Punta Arenas? Mi piace pensare che, come avvenne con Don Patagonia, quell'incontro ci sia stato. E sento che la Patagonia, in qualche misura, ha a che vedere con questo incontro.
Una volta Antoine scrisse alla madre: 
Ho fatto un lungo volo di 2.500 chilometri in un solo giorno, è stato bellissimo tornare dall’estremo sud, dove il sole tramonta alle dieci di sera, presso lo stretto di Magellano. Là è tutto verde: città su dei prati. Strane piccole città di lamiere ondulate. E gente che, a forza di sentire freddo e di raccogliersi attorno ai fuochi, è divenuta simpaticissima.
Quando lasciò il Sudamerica per dedicarsi al giornalismo e poi alla letteratura Antoine lasciò un vuoto enorme in questa terra, dove gli eroi e gli esploratori si riconoscono da lontano.
Per questo abbandono un attimo il mio pirata nelle acque agitate dello Stretto per trattenermi ancora per un po’ in compagnia di questo grande scrittore. 
Coraggioso, distratto, al limite dell’incoscienza. È rimasta proverbiale la sua attitudine agli incidenti di volo. Ha distrutto più velivoli di qualsiasi altro pilota. Ogni incidente gli lasciava un corpo ogni volta più malridotto. Presumo che le considerasse come le cicatrici di un capo indiano.Una volta, negli anni Venti, cercò di stabilire il record di velocità da New York alla Terra del Fuoco. Aveva una spalla anchilosata e i movimenti limitati al punto da impedirgli l’ingresso nella cabina dell’aereo. Non morì come gli altri, scomparve. Allo stesso modo del Piccolo Principe, forse, decise di farsi mordere dal serpente per lasciare il pianeta nel quale si sentiva troppo solo. Si è dissolto nella leggenda con il suo ultimo volo, senza ritorno.Fu abbattuto con il suo aeroplano nel 1944 al largo di Marsiglia. Era decollato da Bastia per fare una ricognizione su Grenoble.Solo qualche tempo fa, ho letto, un anziano ex pilota della Luftwaffe ha ammesso di aver sparato a un aereo che poteva essere il suo. Mi hanno colpito le sue parole: conosceva i suoi libri a memoria, aveva cominciato a volare grazie a lui. Per anni aveva sperato di non averlo colpito.
Chissà cosa gli sarà passato per la testa quando ha scoperto di aver abbattuto il poeta che volava a vele spiegate. 
Tito Barbini (L'Ultimo Pirata della Patagonia"




lunedì 4 gennaio 2016



 Buenos Aires. La vecchia libreria del signor Schiffer è stata chiusa. Ecco il mio ricordo. 
Ogni giorno che trascorro a Buenos Aires scopro qualcosa di nuovo. Ero di ritorno dalla tomba di Evita, camminavo lungo il muro del Cimitero della Recoleta, ed ecco, m’imbattei in una libreria antica con dentro un intero mondo, anch’esso antico. E’ stato un altro dei preziosi doni che ho ricevuto da questa città.  Dietro il bancone, un anziano signore dall'aria distinta consultava alcuni cataloghi buttando di tanto in tanto un occhio a un vecchio computer sulla scrivania. Intorno all'anziano libraio, con gli occhiali e il maglione rosso, antichi mobili di ciliegio custodivano sotto chiave rarissimi e preziosissimi volumi dal valore sicuramente inestimabile. Regnava il silenzio più assoluto, un silenzio rotto soltanto dal rumore delle pagine sfogliate e dei passi che scricchiolavano sul legno del pavimento.  L’avevo scoperta per caso e subito mi rammentò un bellissimo film con Anthony Hopkins e Anne Brancroft. Ricordate? Helen è una scrittrice americana che vive a New York, è alla ricerca di alcuni libri rari. Entra in contatto con una libreria specializzata di Londra, al numero 84 di Charing Cross (e questo indirizzo è anche il titolo del film). Inizia una relazione epistolare con il direttore della libreria: continuerà anche se i due non s’incontreranno mai. Per me questa libreria di Baires è diventata l’equivalente della libreria all’84 di Charing Cross. Anche dopo che sono tornato in Italia ho coltivato l'idea di mettermi in corrispondenza con il vecchio professore di storia in pensione che la gestisce. Un professore speciale, che di nome fa Gustavo Schiffer, per una libreria speciale. Fantasticavo: mi piaceva l'idea di scrivere, di scriversi e ogni tanto di farmi mandare un bel libro, raro e importante, che non avrei mai trovato in Italia.Libri scomparsi, libri ricercati, libri che nemmeno sapevo di desiderare. Ma soprattutto mantenere un contatto con un anziano signore che fa un mestiere bellissimo, un mestiere utile, benché oggi poco considerato, quello del libraio. E mantenere questo contatto malgrado la distanza. E magari farsi raccontare la città quando ti manca.  Tra noi la scintilla era scoccata subito. "Davvero lei è uno scrittore viaggiatore?" mi aveva chiesto con malcelato interesse. Per poi aggiungere: "Peccato, non ho più il nostro precedente catalogo che avevamo dedicato a un’importante selezione di viaggiatori. C’erano molti libri in cui si racconta che cosa disse e cosa scrisse chi, nel passato, per un motivo o per l’altro, si avvicinò alle nostre coste e in questo modo influì sulla storia argentina. Invariante storica l’abbiamo chiamata". Non capivo bene cosa mi stava dicendo ma gli chiesi  di mandarmi in Italia una lista dei libri di viaggio disponibili nei suoi archivi segreti. Chissà, forse avrei trovato qualcosa di importante. Fermo restando che l’aggettivo importante può voler dire molte cose in questo contesto: per esempio, sono importanti parole che ti schiudono la possibilità di un nuovo viaggio.  Il vecchio signore con il maglione rosso continuava a incuriosirmi.Gli chiesi, con un certo timore, se la libreria era aperta ai tempi della dittatura e se lui era lì in quegli anni.  "Certo!" mi rispose con slancio. Quasi a sottolineare che le dittature possono anche passare, ma i libri no, i libri in genere rimangono. Messaggio di grande speranza, questo.  "La libreria è sempre stata della mia famiglia. Semmai proprio in quel periodo  i generali mi imposero di lasciare la scuola e con la scuola l’insegnamento".E mi sembrò di avvertire la sua amarezza, sapore della sua vita. E allo stesso tempo compresi il riscatto che aveva cercato.Le pareti di libri intorno a lui, in un rapporto denso con il passato, gli avevano consentito una sorta di isolamento, un parziale distacco dal mondo dei disastri e delle ingiustizie. "Vuol sapere cosa penso quando qualcuno entra in libreria e mi chiede un libro appena uscito che magari è in testa alle classifiche? "Lo guardai con curiosità. "Penso che la lettura dei libri nuovi impedisca la lettura di quelli vecchi ".Poi è finita come quasi sempre finisce anche con i migliori compagni di viaggio, con i quali ti sei scambiato pure l'indirizzo. Non gli ho mai scritto dall'Italia. Ora però sono di nuovo a Buenos Aires e quella libreria mi è tornata in mente. Questa mattina mi sono svegliato con l’idea di farle visita e di salutare di nuovo il mio libraio. Con questa idea e con la voglia di sfidare la sorte. Vai a sapere, magari il signor Schiffer avrà qualche libro sul mio salesiano. Scricchiola ancora il pavimento di legno e annuncia l’arrivo del nuovo cliente. Rimane inconfondibile l’odore dolce della carta stampata e dell’inchiostro. Questo posto è pieno di libri che l’umidità dell’estate argentina invecchia precocemente.. Non è un bene per i libri ma d’altronde non siamo in un museo e i condizionatori costano. 
Sono qui, a perdermi tra i palchi e soppalchi della libreria. Decido di acquistare dieci libri ormai fuori commercio da anni. Mi sono costati una piccola fortuna ma ne è valsa la pena. Ho comprato anche un’edizione rarissima di un racconto di Salgari. Lo regalerò a Paolo in omaggio al suo bellissimo Gli occhi di Salgari, un libro in cui si parla dei viaggi che si possono fare con i libri, sulle ali della fantasia. Paolo, da buon salgariano, sa che si può arrivare fino alla fine del mondo anche solo con l’immaginazione. A me a un certo punto non basta più, ho bisogno di mettermi lo zaino in spalla. Però so che questi dieci libri sono altrettanti viaggi.  Non ho trovato niente sul mio missionario. Però il signor Schiffer si darà da fare e sa già dove cercare. Me l’ha promesso. Se troverà qualcosa mi scriverà. Già pregusto la gioia di una sua lettera. Un messaggio dalla libreria di un altro continente. Che emozione.Nemmeno fosse Charing Cross 84.Mi mette tristezza pensare che il futuro dei libri possa essere affidato solo ai bookshop on line e ai libri digitali da scaricare come le suonerie del cellulare. Salviamo i librai come il signor Schiffer

lunedì 28 dicembre 2015

La scheda editoriale del mio nuovo libro:

Un libro inconsueto, come il suo autore, viaggiatore-scrittore, uomo che ha attraversato le grandi speranze del Novecento per poi cercare nuove ragioni in remote latitudini del mondo.
Non un diario o un’autobiogra a, anche se qui dentro c’è tutta  una vita in cui molti potranno riconoscersi. Piuttosto un viaggio a ritroso, dietro ai fallimenti e alle delusioni della grande utopia comunista. Ma anche dietro a quel patrimonio di idee e di sentimenti di quanti – e Tito Barbini tra loro – si sono spesi generosamente per un’idea che prometteva giustizia, eguaglianza, libertà.
Come in un romanzo, in queste pagine si intrecciano la Storia maggiore e quella minore. I grandi personaggi come Mitterrand, Berlinguer, Gorbaciov e le persone che solo gli affetti custodiscono nel ricordo, come il padre, operaio comunista. I ricordi personali – dall’infanzia a Cortona al Sessantotto, dall’impegno nel Partito ad Arezzo al Comitato Centrale del PCI – e i grandi scenari nazionali o i misteri di Italia, a partire dalla Loggia P2 di Gelli.”
Una miniera di vicende e di ritratti in punta di penna. Cinquant’anni di vita politica e istituzionale nel filo di un racconto che me e testa e cuore. Il viaggio più di cile e più emozionante di un uomo che non ha smesso di gonfiare le vele verso nuovi orizzonti. 

martedì 26 maggio 2015

NELLE LIBRERIE IL MIO ULTIMO LAVORO








Bagno Penale di Ushuaia 




L’avventura di Pasqualino Rispoli, leggendario pirata dei mari a sud dello Stretto di Magellano, un Corto Maltese prima del tempo che inizia le sue scorrerie nella Terra del Fuoco agli inizi del novecento. Quando arriva qua da Torre Del Greco alla ricerca del padre è poco più che un ragazzo, un giovane che sta per incominciare una nuova vita. Il suo cammino si incrocerà con quello del giovane anarchico Simon Radowtzki e con la sua evasione dal famigerato bagno penale di Ushuaia.
Patagonia di esploratori e ribelli, cercatori d’oro senza scrupoli e cacciatori di balene: una strana comunità di avventurieri finiti in fondo al mondo per le ragioni più disparate. Perché questa è ancora una terra ignota, per lo più ancora da scoprire, percorsa dal vento e dal gelo, abitata da sparuti gruppi di indigeni sterminati dai cacciatori di teste.
A distanza di oltre un secolo lo scrittore Tito Barbini si mette sulle tracce di questo personaggio unico, e nel ripercorrerne le gesta ci porta con sé nelle terre e nei mari dell’emisfero australe. Il suo romanzo, esotico e coinvolgente dalla prima all’ultima pagina, ci porta lontano, fino ai confini del mondo e oltre, in un viaggio fantastico che non finisce mai: perché le storie conducono sempre ad altre storie...

venerdì 21 marzo 2014

Quando c'era Berlinguer






E' uscito in questi giorni il film di Veltroni che ricorda la figura di Berlinguer. Mi è stato chiesto un ricordo personale di Enrico.
 Ecco qui. 
Risale agli anni settanta. Comunque sia fu proprio al culmine di una rottura tra i comunisti e i socialisti italiani che Berlinguer mi chiamò a Roma e mi chiese  di andare a Parigi, con questa richiesta per Mitterrand: fare un altro viaggetto a Cortona, ma questa volta per incontrare Berlinguer. 
Naturalmente nel più stretto riserbo.Per la verità non ci incontrammo a Parigi ma andai a trovare Mitterrand  a Chateau Chinon il comune di cui era sindaco.
Arrivai al tramonto, accompagnato da un amico comune, e lo incontrai che passeggiava da solo, per un vialetto davanti a casa. Prima ancora di coglierne i lineamenti lo avevo riconosciuto per il cappello di feltro nero a tese larghe e l’immancabile sigaro.
La cena, in una trattoria del paese, fu per me l’occasione più preziosa per approfondire e imprimermi nella memoria alcuni tratti di Mitterand: l’uomo Mitterand, prima ancora che il Mitterand politico.
Che dire? Di lui mi colpivano e mi piacevano tanti aspetti: una certa fragilità, persino esibita, senza paura di pregiudicare la sua statura di leader; la sua cultura raffinata, sorprendente, a volte spiazzante, per rimandi, intrecci, addirittura eccentricità; la disponibilità ad accogliere le contraddizioni, senza nasconderle o turbarsene più di tanto; e poi l’assenza di retorica, di prosopopea, di ostentazione: gli interlocutori, tutti, non erano semplici spettatori della sua eloquenza.
A ben vedere, per come l’ho conosciuto, Mitterand era l’esatto contrario di tante prime donne che hanno popolato la storia del socialismo. 
Ma questo è un altro discorso.
Quel giorno, a Chateau Chinon, tutto andò per il verso giusto. Mitterrand accettò di buon grado di incontrare Berlinguer, nei cui confronti ebbe apprezzamenti e giudizi lusinghieri.
I due si sarebbero incontrati ai primi del settembre 1978.
 Si ebbe modo di scendere anche nei particolari, individuando luoghi, orari e persone al seguito. Missione compiuta.
Poi tutto andò a rotoli. Ancora oggi non so dire chi andò a spifferargli la cosa, fatto sta che Craxi venne a sapere della visita e si mosse da par suo: cioè da volpone della politica, ma anche da elefante in cristalleria, ben deciso a frantumare tutto. 
Così annunciò la sua visita a Cortona per lo stesso giorno che avevamo programmato per il nostro incontro.Situazione terribilmente imbarazzante, puoi immaginartelo. A Berlinguer non rimase altra scelta che quella di non farsi vedere, inviando al suo posto Sergio Segre, responsabile affari esteri del partito.
Ma Berlinguer e Mitterand non si incontrarono. Anzi, non ebbero proprio più modo di incontrarsi.E chissà cosa sarebbe potuto succedere, nel caso.Lo so la storia non si fa con i “se” e tanto meno introducendo ipotesi che non si sono mai realizzate. Al massimo, si tratta di un gioco che aiuta a tenere ben allenata l’intelligenza.E non è che non sia intrigante, direi persino appassionante. Ho letto più di un libro che immaginava il mondo come sarebbe se gli scienziati del Reich fossero arrivati per tempo alla bomba atomica e se Hitler avesse vinto…Allo stesso modo perché non inventarsi una storia parallela del comunismo? Come sarebbe stato senza Stalin e qualche altro soggettino che ce l’ha messa tutta per fare a pezzi un’idea così bella?Interessante. Ma poi?
Poi niente. 
Però mi piace immaginarmi che Berlinguer e Mitterand, due grandi capaci di accendere passioni e di alimentare un’idea di futuro, abbiano avuto davvero modo di vedersi e di chiacchierare tra di loro, anche solo per alcune ore.
Me li vedo andarsene a braccetto per le viuzze della mia Cortona, confessandosi magagne e delusioni, stringendosi le spalle solo a citare l’Unione Sovietica di Breznev, strappandosi un sorriso rassegnato al cospetto di creature senza gambe per camminare come l’eurocomunismo.
Chissà, un giorno i libri avrebbero potuto parlare di una “svolta di Cortona”.
Qualcosa di nuovo, qualcosa  fatto per tempo.
Qualcosa di utile per tutti noi.