lunedì 26 febbraio 2018

 "Rughe e gente di Cortona" 
 Lo dedico alla mia città. I miei racconti sono accompagnati da immagini suggestive di Roberto Masserelli, che ha fotografato gli scorci più caratteristici di Cortona.




Soltanto solo, sperduto, muto, a piedi,
riesco a riconoscere le cose.
Pier Paolo Pasolini
ai cortonesi, quelli che restano e
quelli sparsi per il mondo, affinché
non smarriscano mai l’anima di questo luogo...
Tito Barbini

lunedì 2 gennaio 2017




I CONFINI DIVENTANO MURI 


Era un mondo a portata di mano, grazie ai voli low cost, alle prenotazioni on line, alle offerte last minute, ma ora tutto sembra cambiato. Gli attentati cambiano anche i nostri viaggi, ovunque c'è una gran voglia di alzare nuovi muri, che non fermeranno chi fugge dai paesi della disperazione. Dopo aver raccontato i paesi dell'ex socialismo reale con Caduti dal Muro, due scrittori viaggiatori ragionano sul senso dei confini e su un pianeta che è diventato più stretto. Viaggiare e raccontare forse non saranno soluzioni, ma sono il miglior antidoto contro ogni fanatismo.












mercoledì 13 gennaio 2016

Tito Barbini e quel bufalo che scarta di lato ( di Paolo Ciampi)



Ricordate Buffalo Bill di Francesco De Gregori? Quella differenza che salta agli occhi tra un bufalo e una locomotiva?  Un treno va dritto, sulla strada tracciata dai binari, dritto fino alla stazione successiva, male che vada può accumulare ritardi. Un bufalo, no, non ha strade segnate: può diventare preda di un cacciatore, cadere sotto i suoi colpi, ma intorno a sè ha la prateria e può sempre scartare di lato.

Ecco, è da questa canzone - ma soprattutto dalla consapevolezza di essere partito come treno per poi farsi bufalo che scarta di lato - che comincia Quell'idea che ci era sembrata così bella, ultimo libro di Tito Barbini (Aska edizioni), il più intenso, il più sofferto: libro di viaggio anche questo - non saggio o autobiografia - ma viaggio nel tempo, viaggio nella storia che è quella di Tito e insieme quella dei tanti che generazione dopo generazione si sono spesi generosamente per un'idea che prometteva giustizia, eguaglianza, libertà.

Questa è la mia storia, afferma con orgoglio Tito, nella prima pagina. Lo avevamo lasciato con le sue  narrazioni di pirati, missionari, anarchici, sognatori negli ultimi lembi dell'America Latina e ora lo ritroviamo alle prese con una trama di vita che annoda i suoi fili nella Toscana dove, ai tempi, non era davvero difficile innamorarsi del comunismo. Quindi, se si possedevano voglia e stoffa, succedeva di percorrere le varie tappe della militanza e dell'impegno amministrativo. La storia di Tito, insomma, la strada segnata.

Lui poi un giorno, come il bufalo, ha scartato di lato. Ed è grazie a quello scarto se si è messo a viaggiare e da quei viaggi sono nati libri belli e importanti. Le nuvole non chiedono permesso fu il primo, titolo splendido, titolo che in fondo racchiude il destino di Tito, uomo che con il suo bagaglio leggero si è fatto anche nuvola che attraversa i confini.

Chi lo conosce, chi conosce i suoi libri, sa bene che viaggiare non ha mai significato liquidare una volta per tutte la passione della politica. Casomai a quella passione il viaggio ha portato in dono nuova linfa, uno sguardo più profondo, la forza dell'incontro, il senso di un cambiamento della realtà delle cose che non può prescindere dal cambiamento interiore.

Quell'idea per cui si era tanto speso e che la Storia ha avuto molto fretta di liquidare Tito in qualche modo lo ha ritrovata proprio per il mondo: magari sotto altri nomi e bandiere, con parabole che hanno portato molto lontano, in un gioco di scomposizioni, rimandi, contaminazioni che non sono la fine di una storia, semmai un'altra storia.

Ed è anche vero che a quell'idea Tito ha già dedicato molte pagine di altri libri. Uno scritto anche insieme a me, il più esplicito rispetto al sentimento della sconfitta, Caduti dal Muro: un lungo emozionante viaggio nei paesi dove il socialismo reale ha lasciato le sue macerie. Però penso anche alle Rughe di Cortona, un libro di singolare bellezza, il racconto di un viaggio che è tutto un ritorno.

Ma questo libro ora è tutt'altra cosa: quell'idea Tito non l'affronta dopo che da buon bufalo ha scartato di lato. Questo è un viaggio per intero, un viaggio che parte da dove di deve partire. Come quando si scende un fiume e lo si fa dalle sue sorgenti. In questo caso una cittadina toscana, una famiglia comunista, un bambino con i suoi sogni.

Ne avrà di strada davanti a sè, quel fiume, prima di incontrare il mare. Prima di donare le sue acque al mondo. 
Paolo Ciampi

giovedì 7 gennaio 2016





Nella notte, sotto la luna, la Croce del Sud in alto.

Così navigava l’ultimo pirata, il mio pirata, Pasqualino di Torre del Greco, all’inizio di quel secolo che avrebbe visto di tutto, il Novecento delle meraviglie e delle nefandezze. Qualche volta gli capitava di alzare lo sguardo verso il cielo, richiamato dal rumore di un aereo, che passava sopra di lui.
Chi pilotava quel piccolo velivolo con le ali di legno? 
Sapeva che era il corriere che ogni tre giorni atterrava a Punta Arenas per la consegna dei sacchi di posta. Certo non poteva sospettare che su quel piccolo monoposto c’era un uomo che un giorno sarebbe diventato famoso in tutto il mondo per un libro, solo per un libro: il Piccolo Principe.
Pilotava l’aereo postale, il giovane Antoine Saint Exupery. Tutti i giorni. Da Bahia Blanca a Sant Antonio Oeste e da qui a San Julian e a Rio Gallego. Arrivava anche a Punta Arenas. 
Il Principito, come lo chiamano oggi da queste parti, era di casa in quegli anni. Ovvero: era di casa lungo tutta la costa atlantica. 
Lo avrà incontrato Pasqualino, magari camminando per Punta Arenas? Mi piace pensare che, come avvenne con Don Patagonia, quell'incontro ci sia stato. E sento che la Patagonia, in qualche misura, ha a che vedere con questo incontro.
Una volta Antoine scrisse alla madre: 
Ho fatto un lungo volo di 2.500 chilometri in un solo giorno, è stato bellissimo tornare dall’estremo sud, dove il sole tramonta alle dieci di sera, presso lo stretto di Magellano. Là è tutto verde: città su dei prati. Strane piccole città di lamiere ondulate. E gente che, a forza di sentire freddo e di raccogliersi attorno ai fuochi, è divenuta simpaticissima.
Quando lasciò il Sudamerica per dedicarsi al giornalismo e poi alla letteratura Antoine lasciò un vuoto enorme in questa terra, dove gli eroi e gli esploratori si riconoscono da lontano.
Per questo abbandono un attimo il mio pirata nelle acque agitate dello Stretto per trattenermi ancora per un po’ in compagnia di questo grande scrittore. 
Coraggioso, distratto, al limite dell’incoscienza. È rimasta proverbiale la sua attitudine agli incidenti di volo. Ha distrutto più velivoli di qualsiasi altro pilota. Ogni incidente gli lasciava un corpo ogni volta più malridotto. Presumo che le considerasse come le cicatrici di un capo indiano.Una volta, negli anni Venti, cercò di stabilire il record di velocità da New York alla Terra del Fuoco. Aveva una spalla anchilosata e i movimenti limitati al punto da impedirgli l’ingresso nella cabina dell’aereo. Non morì come gli altri, scomparve. Allo stesso modo del Piccolo Principe, forse, decise di farsi mordere dal serpente per lasciare il pianeta nel quale si sentiva troppo solo. Si è dissolto nella leggenda con il suo ultimo volo, senza ritorno.Fu abbattuto con il suo aeroplano nel 1944 al largo di Marsiglia. Era decollato da Bastia per fare una ricognizione su Grenoble.Solo qualche tempo fa, ho letto, un anziano ex pilota della Luftwaffe ha ammesso di aver sparato a un aereo che poteva essere il suo. Mi hanno colpito le sue parole: conosceva i suoi libri a memoria, aveva cominciato a volare grazie a lui. Per anni aveva sperato di non averlo colpito.
Chissà cosa gli sarà passato per la testa quando ha scoperto di aver abbattuto il poeta che volava a vele spiegate. 
Tito Barbini (L'Ultimo Pirata della Patagonia"