domenica 16 dicembre 2018

Vorrei ringraziare gli amici e lettori che ieri sera hanno accolto il mio invito alla libreria Feltrinelli. Davvero tanti. Vorrei anche ringraziare Giorgio Sacchetti per la bellissima introduzione. A tutti loro dedico questa recensione di Paolo Ciampi, forse inviterà alla lettura del libro.
"A Buenos Aires una storia di amore e anarchia"
Comincia con un refolo di vento che viene dall'Atlantico, col caldo dell'estate australe, con i ricordi che si dipanano come un gomitolo tra le vie di Buenos Aires, con l'occhio che cade su lettere che sono già un romanzo. Comincia con un viaggio che sospinge verso un altro continente per poter diventare un viaggio nel tempo. Comincia perdendo subito la strada, perché è solo così che gli enigmi di una vita potranno trovare se non un senso almeno una qualche risposta nella lingua del cuore.
Perché poi cos'è un viaggio se non il sogno di una storia da raccontare?
Così si domanda Tito Barbini, quasi all'inizio del suo ennesimo viaggio in quell'Argentina che da sempre gli è altrove fedele, così si domanda e già è evidente il desiderio, anzi, il bisogno di raccontarla, questa storia.
E come sempre nelle sue pagine, anche in questo suo ultimo libro - Severino e América. Storia d'amore e anarchia nella Buenos Aires del primo Novecento (Mauro Pagliai editore) - ci si smarrisce per ritrovarsi e ci si ritrova per smarrirsi ancora: è il destino di Tito, come del suo lettore che, tra le altre cose, questa volta ancora più di altre gode di una magnifica incertezza: tra le mani ha un romanzo o un reportage, un viaggio o un atto di amore?
Storia di amore e anarchia, recita il sottotitolo: e vai a sapere se l'amore viene prima dell'anarchia o viceversa. L'uno e l'altra, in ogni caso, alimentano la storia struggente di Severino Di Giovanni e di América, del sovversivo venuto dall'Italia e della ragazzina di Buenos Aires.
Un amore tenero e tenace, un amore pulito, capace di resistere a tutto, agli agguati del destino come alle sentenze che discendono dalle scelte. Di resistere e di riscattare illusioni, mortificazioni, errori, crimini.
Ci si tuffa, in questa storia, non per vedere come andrà a finire, ma perché ci sono sentimenti di cui ancora oggi abbiamo bisogno, oggi forse ancora più di una volta. E possono essere sentimenti che ci legano a una persona scelta tra infinite altre, ma anche sentimenti che alimentano un'idea di giustizia che riguarda tutti.
E si finisce per provare nostalgia per quella Buenos Aires di miserabili emigrati, di tristi suonatori di fisarmonica, di banditi sognatori, la stessa Buenos Aires di un altro libro che ho letto in questi giorni, Letti da un soldo di Enrique González Tuñón (Arkadia editore). Autore che, guarda la coincidenza, fu presente all'esecuzione di Severino.
Si finisce per provare nostalgia per quell'idea impossibile e generosa che fu l'anarchia, quell'idea così capace di stare dalla parte del torto con la forza della ragione, o viceversa.
Quell'idea che finora per me era soprattutto una canzone di Francesco Guccini e qualche verso di Pietro Gori. E ora, grazie a Tito, è anche una musica che si spenge in un vicolo imprecisato della città del tango.

lunedì 26 febbraio 2018

 "Rughe e gente di Cortona" 
 Lo dedico alla mia città. I miei racconti sono accompagnati da immagini suggestive di Roberto Masserelli, che ha fotografato gli scorci più caratteristici di Cortona.




Soltanto solo, sperduto, muto, a piedi,
riesco a riconoscere le cose.
Pier Paolo Pasolini
ai cortonesi, quelli che restano e
quelli sparsi per il mondo, affinché
non smarriscano mai l’anima di questo luogo...
Tito Barbini

lunedì 2 gennaio 2017




I CONFINI DIVENTANO MURI 


Era un mondo a portata di mano, grazie ai voli low cost, alle prenotazioni on line, alle offerte last minute, ma ora tutto sembra cambiato. Gli attentati cambiano anche i nostri viaggi, ovunque c'è una gran voglia di alzare nuovi muri, che non fermeranno chi fugge dai paesi della disperazione. Dopo aver raccontato i paesi dell'ex socialismo reale con Caduti dal Muro, due scrittori viaggiatori ragionano sul senso dei confini e su un pianeta che è diventato più stretto. Viaggiare e raccontare forse non saranno soluzioni, ma sono il miglior antidoto contro ogni fanatismo.












mercoledì 13 gennaio 2016

Tito Barbini e quel bufalo che scarta di lato ( di Paolo Ciampi)



Ricordate Buffalo Bill di Francesco De Gregori? Quella differenza che salta agli occhi tra un bufalo e una locomotiva?  Un treno va dritto, sulla strada tracciata dai binari, dritto fino alla stazione successiva, male che vada può accumulare ritardi. Un bufalo, no, non ha strade segnate: può diventare preda di un cacciatore, cadere sotto i suoi colpi, ma intorno a sè ha la prateria e può sempre scartare di lato.

Ecco, è da questa canzone - ma soprattutto dalla consapevolezza di essere partito come treno per poi farsi bufalo che scarta di lato - che comincia Quell'idea che ci era sembrata così bella, ultimo libro di Tito Barbini (Aska edizioni), il più intenso, il più sofferto: libro di viaggio anche questo - non saggio o autobiografia - ma viaggio nel tempo, viaggio nella storia che è quella di Tito e insieme quella dei tanti che generazione dopo generazione si sono spesi generosamente per un'idea che prometteva giustizia, eguaglianza, libertà.

Questa è la mia storia, afferma con orgoglio Tito, nella prima pagina. Lo avevamo lasciato con le sue  narrazioni di pirati, missionari, anarchici, sognatori negli ultimi lembi dell'America Latina e ora lo ritroviamo alle prese con una trama di vita che annoda i suoi fili nella Toscana dove, ai tempi, non era davvero difficile innamorarsi del comunismo. Quindi, se si possedevano voglia e stoffa, succedeva di percorrere le varie tappe della militanza e dell'impegno amministrativo. La storia di Tito, insomma, la strada segnata.

Lui poi un giorno, come il bufalo, ha scartato di lato. Ed è grazie a quello scarto se si è messo a viaggiare e da quei viaggi sono nati libri belli e importanti. Le nuvole non chiedono permesso fu il primo, titolo splendido, titolo che in fondo racchiude il destino di Tito, uomo che con il suo bagaglio leggero si è fatto anche nuvola che attraversa i confini.

Chi lo conosce, chi conosce i suoi libri, sa bene che viaggiare non ha mai significato liquidare una volta per tutte la passione della politica. Casomai a quella passione il viaggio ha portato in dono nuova linfa, uno sguardo più profondo, la forza dell'incontro, il senso di un cambiamento della realtà delle cose che non può prescindere dal cambiamento interiore.

Quell'idea per cui si era tanto speso e che la Storia ha avuto molto fretta di liquidare Tito in qualche modo lo ha ritrovata proprio per il mondo: magari sotto altri nomi e bandiere, con parabole che hanno portato molto lontano, in un gioco di scomposizioni, rimandi, contaminazioni che non sono la fine di una storia, semmai un'altra storia.

Ed è anche vero che a quell'idea Tito ha già dedicato molte pagine di altri libri. Uno scritto anche insieme a me, il più esplicito rispetto al sentimento della sconfitta, Caduti dal Muro: un lungo emozionante viaggio nei paesi dove il socialismo reale ha lasciato le sue macerie. Però penso anche alle Rughe di Cortona, un libro di singolare bellezza, il racconto di un viaggio che è tutto un ritorno.

Ma questo libro ora è tutt'altra cosa: quell'idea Tito non l'affronta dopo che da buon bufalo ha scartato di lato. Questo è un viaggio per intero, un viaggio che parte da dove di deve partire. Come quando si scende un fiume e lo si fa dalle sue sorgenti. In questo caso una cittadina toscana, una famiglia comunista, un bambino con i suoi sogni.

Ne avrà di strada davanti a sè, quel fiume, prima di incontrare il mare. Prima di donare le sue acque al mondo. 
Paolo Ciampi