venerdì 11 settembre 2009

11 settembre 1973


E' vero oggi ricordiamo il folle l'attentato alle torri di New York. Ma un'altro 11 settembre rimane fisso nella mia mente : il colpo di stato in Cile e l'assassinio di Allende. Voglio ricordarlo con una pagina del mio libro "Le nuvole non chiedono permesso".


Sono già stato in questo grande cimitero di Santiago.Tanti anni fa. Nel 1990 accompagnai qui una delegazione della Regione Toscana. A dire il vero questa visita non era in programma. Però un giorno tradimmo gli impegni ufficiali solo per portare dei garofani rossi alla tomba provvisoria e incerta di Salvador Allende.

La salma era tornata da pochi giorni a Santiago dopo la lunga notte della dittatura. Naturalmente fummo fermati dai carabinieros.

Mi affiora questo ricordo mentre il bus urbano si avvicina al cimitero. Il mezzo è affollato di gente, per lo più anziane signor. Chissà cosa pensano di questo straniero che, con il suo mazzo di garofani rossi,chiede informazioni sulla fermata giusta.

Allende riposa ora in una grande tomba di marmo rosa che il popolo cileno gli ha dedicato: un monito a non dimenticare la notte della dittatura, cosi come il vicino memoriale dedicato ai desaparecidos. Ritorno indietro a quel giorno del Settembre del 1973 quando tanti come me piansero nelle strade e nelle piazze italiane la morte di Allende e della democrazia cilena. Quelle bombe che caddero sulla Moneda, il palazzo presidenzial, seppellirono anche il nostro sogno di un legame indissolubile del socialismo con la democrazia. Cosi questa mia giornata, cominciata con la tomba di Allend, non poteva che concludersi con la visita al palazzo in cui il presidente venne vigliaccamente ammazzato.

La Moneda oggi è completamente restaurata . Se capiti all'ora giusta puoi assistere al cambio della guardia presidenziale. La loro marcia, nei giardini fioriti, possiede la tranquilla solennità del rito quotidiano di Buckingham Palace.

Poco più in là un gruppo di liceali sta montando una mostra fotografica sugli indios. Chissà se questi ragazzi ricordano i loro coetani del 1973. E chissà se possono ricordare: qualcuno li ha messi in condizione di ricordare? Altri ragazzi, prima di loro, sono stati arrestati e portati alla Stadio Nazionale, e qui torturati e uccisi. Altri sono scomparsi in fondo al mare o sono stati inghiottiti in una delle tante carovane della morte. Qui, come in Argentina, le madri e le nonne dei desaparecidos, con i loro muti cartelli sul cuore, continuano a proporre la loro domanda, perennemente senza risposta: "Donde estàn? Donde?"