venerdì 24 ottobre 2008

C'era una volta la casa del popolo


I VENERDI DEL GIACCO


L’altra sera sono stato invitato a presentare il mio libro e le mie foto dell'Antartide in un circolo delle Acli, nel piccolo borgo di San Giuliano. A scanso di equivoci, parlo di un'iniziativa già avvenuta. Niente a che vedere, insomma, con un tentativo di promozione di me stesso, più o meno involontario, più o meno riuscito.
Già, non voglio assolutamente parlare di me o del mio libro. Voglio invece parlare di una cosa che a me sembra originale e straordinaria nello stesso tempo. Perché ho visto un nuovo modo di stare insieme in una piccola comunità, ho visto come si può utilizzare e bene un circolo ricreativo. Un nuovo modo che, per certi versi, sa di antico, di tempi in cui eravamo poveri di altre cose ma non della possibilità di parlare, ascoltare, condividere parole.
C’eravamo abituati, nella rossa Toscana, a veder trasformate le Case del Popolo in luoghi per la tombola, quando va bene., oppure in discoteche per strip-tease con cena erotica e lap dance, quando va male.
E invece, invece non tutto è andato a finire così. I circoli possono avere e in alcuni casi hanno ancora una funzione molto importante, soprattutto in una società come la nostra dove gli spazi per la cultura e la socialità rischiano di essere strappati via dalle sempre più rapaci logiche di mercato.
E se le Case del Popolo sono rimaste orfane dei partiti, dei sindacati e delle altre organizzazioni che vi trovavano spazio e che gli davano identità può succedere che ritornino a essere il centro della vita di una comunità.
Sì, può succedere Pensate a come presentano le serate, a San Giuliano:
“Metti un circolo di paese che si ostina a non chiudere e continua a proporsi come sede d’incontri e spettacoli per tutti. Metti un nutrito gruppo di genitori che si da da fare per la propria scuola e le famiglie. Metti infine una bottega, di quelle di una volta e però moderna che da servizi, fa commercio ed è un punto di ritrovo per tutti. Cala tutto questo in una frazione di periferia, aggiungi un pizzico di voglia di reagire al tran tran quotidiano, ed ecco la ricetta per organizzare iniziative nuove e vivaci”.
Serate così le hanno chiamate i “Venerdi del Giacco” e si propongono come incontro con autori aretini e non. Con letture, video, foto, musica, e, a metà serata, un piccolo rinfresco con i dolci preparati dalle famiglie.
Il Circolo di San Giuliano – che per la verità è un circolo Acli e non una Casa del popolo - assieme al Comitato Genitori della scuola elementare “Marco Polo” e alla bottega di Giacco ci riprovano anche quest’anno. Un invito a uscire di casa ogni tanto la sera e ritrovarsi al Circolo, per incontrare ogni volta un autore, parlare di temi che ci toccano, stare tranquillamente con persone che si conoscono o si conosceranno. Con un obiettivo che mi sembra più grande di una casa da costruire sul serio: fare cultura senza annoiarsi. Niente conferenze ma confronti, non discorsi lunghi ma proiezioni, commenti, racconti.
Non riducete tutto questo a un'attività dopolavorista, a un modo per tappezzare un paese con qualche manifesto e per riempire qualche fila di sedie. Sono convinto che proprio iniziative come queste portino a una crescita collettiva, di identità, di cultura, nel modo di passare il tempo libero.
Bisogna tornare a considerare la comunità locale come una possibilità di identità molto importante. La comunità come luogo, come contesto culturale e umano che è sinonimo del buon vivere, delle tradizioni, della solidarietà e prima ancora del dialogo.
Ecco, per tutto questo voglio ringraziare la comunità di San Giuliano e insieme lanciare un grido d’allarme.
Cosa intendiamo fare del patrimonio culturale, prima ancora che immobiliare, dei circoli nel nostro territorio?
A San Giuliano ma anche in altre città a noi vicine come Grosseto e Siena esistono spazi polivalenti a disposizione delle nostre comunità. In alcune strutture la forza e l'intelligenza del volontariato, della passione civile, hanno riportato importanti funzioni sociali. Ci sono doposcuola, asili autogestiti dai genitori , corsi di lingue per stranieri, corsi di teatro che hanno trovato stanze per le loro prove, ci sono caffè letterari, angoli dell’avventura e del viaggio, spazi musicali, gallerie che ospitano l'espressioni creative di giovani e di anziani.
Tutto questo è un patrimonio straordinario. Un'eredità che arriva dal nostro passato e che dobbiamo consegnare al futuro. Non dissipiamolo. Facciamo in modo che si riempia ancora in più di vita.
(Corriere di Arezzo Sabato 18 ottobre 2008) nella foto: volontari costruiscono una casa del popolo nel 1957.

domenica 12 ottobre 2008

Caduti dal Muro



Oggi con Paolo Ciampi abbiamo firmato il contratto per il nostro nuovo libro. Sarà nelle librerie a Febbraio edito dalla prestigiosa Casa Editrice Vallecchi. Lo abbiamo scritto a due mani e raccoglie le emozioni di due anni di viaggi.
Nel 2009 saranno esattamente 20 anni e sotto quel Muro, che si sbriciolava sotto i colpi di piccone, spariva il mondo che aveva creduto nel socialismo e nella sua realizzazione. Finiva un impero che da Berlino arrivava fino alle sponde del Pacifico, tramontava di colpo il “sole dell'avvenire”, cambiavano all'improvviso mappe geografiche, bandiere, nomenclature. E ora, 20 anni più tardi, cosa ne è stato di quei paesi su cui un tempo regnava la falce e martello? Per capirlo niente di meglio che un viaggio lento attraverso l'altra metà del pianeta, zaino in spalla e un treno dietro l'altro per attraversare le sterminate distese di due continenti, tra miserie e splendori, delusioni e incanti. Un viaggio dall'Europa orientale alla Russia, dalla Cina fino al Vietnam, alla Cambogia e al Tibet, che è anche un viaggio nel tempo, nella memoria, nell'esperienza di chi, in Italia, ha coltivato il sogno della rivoluzione e poi se l'è sentito scivolare tra le mani. Per diventare poi confessione e dialogo tra due scrittori divisi dall'anagrafe e dalle parabole della politica – uno che ha creduto fino in fondo nelle possibilità della politica e perfino nella forza dell'utopia, l'altro che ha trovato ben poco a cui aggrapparsi – ma che riescono a ritrovarsi insieme: con ironia e leggerezza, come se da tante macerie potesse di nuovo spuntare un'altra speranza, fosse pure solo un altro viaggio, un altro orizzonte che si schiude.