martedì 19 aprile 2011

Buon compleanno, Paperblog!


Buon compleanno, Paperblog!




Buon compleanno a Paperblog, che domani compirà un anno di vita e festeggerà ben un milione di visitatori al mese! 

Per l’occasione, lo staff di Paperblog Italia ha regalato ai bloggers che partecipano quotidianamente alla community l’opportunità di farsi conoscere un po’ meglio con l’intervista che segue. 


1. Innanzitutto, chi é 
 Lenuvolenonchiedonopermesso ?
Le nuvolenonchiedonopermesso è il titolo del mio primo libro. Perchè le nuvole sono leggere, le nuvole non le puoi imprigionare. Non c'è frontiera che le possa fermare, vanno semplicemente oltre. Le nuvole come le idee, si muovono senza carte di credito e senza visti d'ingresso. A volte, quando gli alisei soffiano potenti , possono varcare oceani interi. E dopo le nuvole ritorna il sole: come un cammino che riprende , come un pezzetto di utopia realizzato in questa nostra terra. 
2. Da quanto tempo possiedi un blog e perché hai deciso di aprirne uno
 Ho lasciato la politica improvvisamente senza preavviso e nel momento più alto delle mie responsabilità. Proprio mentre rappresentavo il governo regionale della Toscana. Ho iniziato a viaggiare e scrivere. Soprattutto in America Latina e in Asia. Continenti amati prima ancora che attraversati. 
Il mio blog è arrivato quasi contemporaneamente a questa stagione della mia vita. 
3. Da dove trai ispirazione per gli articoli del tuo blog
Un'immensa opportunità che ormai dura da molti anni , colta con coraggio e leggerezza, con lo spirito del viaggiatore di altri tempi. Ho raccolto nei miei libri un fascio di sensazioni di cui godere lasciando il dovuto merito al caso.  Ho scritto cinque libri di viaggio con lo spirito di raccogliere suggestioni, anche su me stesso, da mietere con l'arma più bella nella stagione imperante del conformismo : la curiosità.
4. Quando smetti i panni del blogger, di cosa ti occupi?
Dopo il mio viaggio (2005) dalla Patagonia all'Alaska , (cento giorni a piedi e in corriera).Il blogger è una conseguenza della cosa che ornai mi tiene occupato per tutto il tempo: scrivere e viaggiare.







6. E per finire, il viaggio che non hai ancora fatto 








Il viaggio che vorrei fare?
Il viaggio in corso e che porterà alla pubblicazione del mio ultimo libro " Il cacciatore di Ombre": Uscirà a Settembre con la collana Off The Road della Vallecchi.  Un viaggio nello spazio, viaggio nel tempo, viaggio anche dentro le mie memorie e i miei fantasmi . Un viaggio che cerca corrispondenza tra passato e presente , sulle tracce, in Patagonia e Terra del Fuoco di Alberto Maria De Agostini un missionario esploratore.Un viaggio che si interroga sul genocidio degli indios della Terra del Fuoco , ma anche sui crimini della dittatura militare in Argentina. Insomma che tenta la più affascinante delle mie avventure , restituire la vita alle tante ombre che popolano il mio racconto di viaggio e la mia memoria.




mercoledì 13 aprile 2011

La fine è il mio inizio






Da qualche giorno nelle sale cinematografiche possiamo vedere il film  “La fine è il mio inizio”. Lo attendevo da tempo. Sono andato a vederlo e l’emozione è stata grande.
Non è solo un pretesto. Mi sembra giusto, in una rubrica che si intitola “Senza frontiere” dedicare un piccolo ricordo a Tiziano Terzani.
Lo devo, non solo per averlo conosciuto personalmente durante i miei anni in Regione, ma anche perché, assieme a Kapuscinski,  per me rappresenta il maestro più importante nella mia stagione di scrittore viaggiatore. Un uomo che mi ha insegnato a viaggiare e a guardare il mondo per poi raccontarlo con onestà ed empatia.
Il film, diretto da Jo Baier, è la trasposizione cinematografica dell'omonimo libro pubblicato postumo, del giornalista e scrittore Tiziano Terzani. Scritto a quattro mani dal figlio  Folco e dal produttore Ulrich Limmer, è interamente girato tra le colline toscane: e già questo è una bella cosa.
 Bravissimi i due grandi attori protagonisti: Bruno Ganz e Elio Germano.
La trama del film è a dir poco affascinante: sentendosi ormai prossimo alla morte, Tiziano Terzani decide di raccontare a Folco, di 35 anni, la storia della sua vita, tra esperienze concrete e spirituali. Ma non solo, perché quello che in realtà vuole trasmettere è il senso di ogni vita. Di più, intende spiegare come si sta preparando ad affrontare la fine del suo percorso. Perché “chiudere il cerchio” è la cosa più naturale che esista. Benché sia anche la più difficile.
“Allora, questa è la fine, ma è anche l'inizio di una storia che è la mia vita e di cui mi piacerebbe ancora parlare con te per vedere insieme se, tutto sommato, c'è un senso”  afferma Tiziano Terzani ne La fine è il mio inizio. E sono parole che tutti noi dovremmo iscrivere nel libro della nostra vita.
Ma c'è un altro motivo per cui voglio ricordarvi Tiziano Terzani. E' un concorso di narrativa chiamato Fogli di viaggio, promosso da Campi Bisenzio, comune  che da anni ha avviato un intelligente e affascinante percorso che unisce autori e lettori, a dimostrazione che si può fare cultura, e cultura diffusa, con investimenti non esagerati, perché poi quello che conta sono le idee e l'entusiasmo per realizzarle.
E' un concorso nazionale, promosso insieme a tante altre realtà come Avventure nel Mondo e l'Arci. Nella giuria, presieduta dalla moglie di Terzani, Angela, c'è anche il sottoscritto. Ma ovviamente non è questo quello che conta. Quello che conta è che un concorso aperto a tutti: tutti potranno raccontare il loro viaggio e spiegare come il viaggio li ha cambiati, come hanno imparato a guardare il mondo attraverso il viaggio.
Perché è questo, ripeto, che Tiziano ci ha insegnato. A guardare il mondo e poi a raccontarlo.


lunedì 4 aprile 2011

Il cacciatore di Ombre




Perchè non dirlo, sono emozionato. Tra pochi mesi uscirà il mio nuovo libro "Il cacciatore di ombre" edito nella splendida collana Off the road  della Vallecchi. Un viaggio insieme a Don Patagonia.
 Ho sempre pensato che le storie di viaggio non siano mai storie personali.
 Almeno, non sono storie solo personali. Come dire, sono come un bene comune, su cui tutti possono accampare qualcosa. Almeno la gioia della condivisione.
 Vale anche quando le parabole di vita sono distanti tra loro, magari accomunate solo da quel desiderio di scoprire e di conoscere nuovi mondi. Che poi non è un brutto punto di partenza, questo pianeta immenso da leggere con la nostra voglia di non stare fermi.
Un pianeta fatto apposta per noi, perché a tutti, in fondo, è rimasta la natura del nomade, anche al più stanziale tra noi. Si tratta solo di risvegliarla, di alimentarla.
Serve a questo, l'immaginazione. Serve come l'acqua mescolata alla farina e al lievito per farne pane.  Ci sono così tanti sogni in giro per il mondo.
Serve senza preoccuparsi troppo del tempo e dello spazio che prova a separarci, tanto anche le storie più distanti possono camminare insieme.
E scoprire che non sono per niente distanti.
Come questa storia, per esempio. Una distanza che si tramuta in condivisione. Un viaggio insieme che è anche un viaggio nel tempo.
Con il tempo che in fondo conta il giusto. Non troppo.
Perché quello che conta è cosa successe veramente. O anche quello che poteva succedere. 
Innanzi tutto è giusto fissare un inizio. Di questo hanno bisogno le storie, anche se quasi sempre l'inizio è incerto, sfumato. E anche se forse i migliori inizi sono proprio quelli che danno l'idea di essere qualcos'altro.
Tanto c'è sempre qualcosa di arbitrario nel modo con cui si comincia.
Proverò a stabilire questo inizio partendo dalle carta geografica. Si può arrivare anche così al tempo.
E allora, c’è questo lembo di terra che si affaccia nello stretto di Magellano per poi frantumarsi, oltre lo stretto, in una miriade di piccole isole e fiordi gelati.
Quando lui è arrivato qua, era poco più di un ragazzo, però aveva la consapevolezza della grande distanza. Un giovane prete della congregazione dei missionari salesiani che sta per incominciare una nuova vita.
Corre l'anno 1910 e questa è la Terra del Fuoco.
Un viaggio che ti porta lontano, magari in un paese fatto di lontananze, d’incontri rarefatti, di silenzi, un viaggio come in Patagonia o in Terra del Fuoco, aiuta a riordinare le priorità della vita, di tutta la vita.
Allora è questo che avrà pensato: un viaggio è così, soprattutto quando arrivi al confine ultimo del mondo e delle cose.
Perché questa è una terra ignota, per lo più ancora da scoprire, percorsa dal vento e dal gelo, abitata da sparuti gruppi di indigeni e da una pessima comunità di avventurieri, finiti in fondo al mondo per le ragioni più disparate.
Gente che per lo più ha vissuto quaggiù le proprie solitudini trasformando sovente i giorni in cattive azioni. 
La Terra del Fuoco.
Un secolo più tardi, anno più anno meno, anch'io ho camminato ai piedi di queste montagne, di questi ghiacciai di una bellezza sconvolgente.  E ho ripensato a lui, al giovane prete, che a dorso di mulo raggiungeva i lontani accampamenti che, giusto all’inizio del secolo scorso, si preparavano a dissolversi. Che si avventurava su fragili barche che sfidavano le burrasche dell’ultima acqua della terra e dell’oceano. Che raggiungeva lo Hielo Continental, il grande cuore ghiacciato della Patagonia.
Gli capitava spesso di pensare che c’è sempre un luogo che ti aspetta e che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Non finiva di sorprendersi.
Con i suoi racconti ha portato anche me dentro un mondo magico.