sabato 8 settembre 2012

C'è sempre un luogo che ti aspetta


Con lo sguardo che rivolgo alla mia piccola città abbraccio anche lo sguardo sui viaggi lontani della mia infanzia. Cosi lontana ma anche cosi vicina.  Vicina anche alla lontananza dei miei viaggi di oggi.  Il viaggio che ho intrapreso verso casa mi fa sentire a mio agio nell’aver prima compiuto altri viaggi lontani.  Le desolate lande della Terra del Fuoco o il continente Antartico si ripropongono dentro di me e si candidano ad riaccompagnarmi alla mia infanzia.  Con lo scambio dei viaggi il processo di invecchiamento della mente e dei ricordi si è come interrotto per un attimo.  Appunto, si è spezzato qualcosa nel conto del tempo.
Cosa cerco? Tutta la mia infanzia e la mia adolescenza.  Ma non solo.
 Camminare infatti per queste strade sembra una cosa nuova. Il mio sguardo cerca di cogliere forme e colori, angoli e spazi, che dovrebbero essermi già stati noti.  Non so come dirlo ma assomiglia molto a un gioco a nascondino con la nostalgia. La nostalgia che si risveglia con i ricordi.
Mi consegno alla città con tutto il mio stupore.  Alle volte penso che non avrò materiale a sufficienza per un racconto di un altro viaggio. Intendo qualcosa che avrebbe potuto meritare l’attenzione di coloro che mi hanno seguito in tutti gli altri viaggi. Succede che questo mio nuovo racconto si deve materializzare all’interno di una ambientazione  completamente diversa da tutte le altre.
Ad esempio, dare armonia cronologica al mio racconto sarà del tutto impossibile. I fatti, le persone , sono certo affidabili nella mia memoria, ma non è affidabile la collocazione nel tempo e il contesto preciso.  Ho dovuto ricorrere spesso all’aiuto di vecchi articoli di cronaca o appunti che ho scritto nel corso della mia vita.
Tabucchi diceva spesso che c’era sempre un luogo ad aspettarci.  Potrei dire che i luoghi sono sempre gli stessi. Forse cambia l’arredo. Anche i colori si rinnovano. Arredo urbano, lo chiamano oggi. Prendiamo a esempio quella che io considero la parte più bella della mia piccola città.
Dunque,  quello sul paesaggio è un discorso che devo fare ogni volta. Almeno quello che per me significa.
Cos’è il paesaggio?  Quante volte me lo sono chiesto ogni volta che rimanevo incantato dal fondale  che si svolgeva al mio sguardo.  Tanto più me lo chiedo ora qui, dove ho vissuto la mia infanzia e la mia adolescenza.  Non sono cosi stupido da non capire che la risposta è diversa per ognuno di noi. Perché è abbastanza chiaro che il paesaggio è sempre anche un fatto interiore , una dimensione immateriale, spesso legata all’infanzia , magari segnata dall’apparenza di un ricordo.
Sono anche convinto che questa sia la ragione per cui tante volte, nell’età adulta, una certa delusione aspetta chi prova a ritrovare nel paesaggio reale i suoi ricordi lontani.  Dipende da quello che chiamiamo lo stato d’animo di quel momento, gli occhi che guardano il paesaggio insieme ai propri pensieri. Capita che tutto si perda nel nulla , o nell’assenza del tutto , tutto si scontorna e smarrisce nel gioco mutevole dei colori, delle luci, dei riflessi.
Quello che ho davanti non è un paesaggio naturale.  Forse solo in Antartide o nei grandi deserti c’è ancora un paesaggio naturale.

1 commento:

  1. hai ragione mi è capitato di tornare in luoghi che nella memoria erano impressi in una certa maniera, anche un po' fiabesca e di rimanere profondamente delusa, anche perchè magari nel tempo erano stati stravolti da colate di cemento, però è anche vero che nei miei luoghi del cuore ci torno spesso come in un pellegrinaggio e quindi non mi deludono mai

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