domenica 6 luglio 2008

La Cina fa pulizia sul tetto del mondo (era ora!)
















La Cina fa pulizia sul tetto del mondo. Bisogna portar via una gran quantità di rifiuti dalle pendici dell’Everest.
Arrivare in cima alla montagna più alta della Terra, o almeno da quelle parti, non è solo faccenda per pochissimi eletti.
Nel 2007, hanno visitato il versante cinese della montagna 40.000 persone. Non esattamente tutte, pare, dotate di sensibilità ambientale.




" Ed eccomi qui, a un anno dal mio viaggio in Patagonia , ai piedi del gigante della terra o chomolunga, come lo chiamano i tibetani.
Quando sono arrivato in Tibet non pensavo di riuscire a raggiungere la catena himalayana.
A rendermi incerto era il problema dell’altezza. Ma poi l’entusiasmo e l’esperienza del mio ultimo viaggio nell’altipiano boliviano mi hanno convinto a tentare l’avventura. Tra l’altro partire da Lhasa ti consente di preparare il tuo fisico, a condizione di fermarsi qualche giorno in città prima di affrontare il percorso verso l’Everest.
Di avventura si è trattato.
Con un fuoristrada lungo il meraviglioso sentiero che da Lhasa scorre in alto in uno dei paesaggi più belli del mondo. Il viaggio verso l’Everest è un susseguirsi di incontri e di esperienze straordinarie e tutti le abbiamo vissute con grande intensità.
I poverissimi villaggi dove il tempo scorre lento. Immobili dai tempi della memoria sembrano scolpiti nei verdi versanti che incontrano il cielo. Le bandiere di preghiera colorate sventolano ovunque sui tetti e sui passaggi.

Non incontri più i piccoli e frenetici cinesi ma gli antichi uomini del Tibet, dallo sguardo fiero e sorridente. Portano i lunghi capelli intrecciati con una frangia rossa e gli orecchini di corallo e turchese.
Le donne sono bellissime, soprattutto le vecchie centenarie. Portano i loro gioielli addosso in tutte le ore della giornata.
Nel lavoro dei campi, chinate a raccogliere spighe d’orzo, nelle faccende domestiche o quando fanno girare le ruote della preghiera.
Nei pascoli i bambini lasciano i loro Yak per correrti incontro festanti e chiassosi.
Salgono e scendono i tornanti infiniti, incisi nelle pareti di granito rosa, nascondono e rivelano i monasteri, sia quelli distrutti dalle guardie rosse durante la rivoluzione culturale, ricostruiti dai cinesi per i turisti, sia quelli rimasti in silenzio ad aspettare, per tornare a vivere, che i cinesi se ne vadano.
Rongbuk il monastero ai piedi dell’Everest è forse il più bello e certamente il più alto del mondo. Siamo oltre i cinquemila metri.

Eccolo davanti a me il terzo polo del mondo!

L’aria è tersa, il sole illumina le pareti infinite e ti rimanda indietro i colori dominanti. Sono il bianco e l’azzurro, definiti e puri, compongono nella tua mente un’immagine che forse non ti lascerà più. L’emozione è fortissima, fatico a respirare, mi attacco alla mia piccola bombola d’ossigeno e nascondo due lacrime che si stanno gelando dietro le lenti scure.

4 commenti:

  1. Bellissimo racconto...
    Anche a me piacerebbe tanto andare in Tibet... E' un sogno che forse un giorno... chissà!!!
    Un abbraccio
    Francesca

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  2. Rendo noto già da ora che entro la fine del mese uscirà il mio primo romanzo intitolato
    FUORI DAL GHETTO, edizione Aletti.
    Se interessati all'acquisto di copie Vi prego di contattarmi all'indirizzo di posta elettronica: soniataurino@hotmail.it indicando il numero di copie da voler acquistare.
    Il prezzo di copertina d'ogni singola copia è di euro 18.00
    Il romanzo tratta la storia di due protagoniste alle prese con le proprie vicende umane negli anni della dittatura fascista e della segregazione femminile.
    Inoltre il libro sarà acquistabile dal prossimo mese in tutte le librerie, con particolare facilità nelle FELTRINELLI.
    cordiali saluti,
    Sonia Taurino.

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  3. Leggere questo tuo post è stato come vedere davanti agli occhi scorrere le meraviglie di questa terra, i colori, le persone....
    Un amico mi spedì una foto di una vecchia, dal viso pieno di rughe, di una bellezza piena di mistero...
    Non ho mai potuto viaggiare, lo faccio in queste tue parole.
    Fausta

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