domenica 15 maggio 2011

La lezione di Mitterand


I socialisti francesi celebrano in questi giorni  il trentesimo anniversario della vittoria di Francois Mitterand. C'ero anch'io, quel giorno, in cui questa grande figura della politica francese ed europea si insediava come presidente della Repubblica. C'ero anch'io, perché di Mitterand ero amico. Qualcuno se n'è ricordato e mi ha anche invitato, per celebrare questo anniversario. Purtroppo non potrò recarmi a Parigi, però voglio ricordare quel giorno e quello che ha significato per me e per tanti di noi.
E dunque, il 10 maggio 1981 un socialista venne eletto all’Eliseo e ci rimase 14 anni. Dopo di lui la sinistra  non riuscirà più a vincere. Né Lionel Jospin né Sègoléne Royal saranno capaci di sconfiggere la destra. Oggi, a un anno dalle prossime elezioni presidenziali e a qualche mese dalle primarie nelle quali i socialisti sceglieranno il loro candidato, il ricordo di quella vittoria diventa importante.

Una celebrazione rituale? L’impressione è piuttosto che i socialisti cerchino un’ispirazione, provino a riconquistare un’eredità andata perduta. e indubbiamente ne hanno bisogno.
 La notizia dell'arresto a New York del direttore del Fondo Monetario Internazionale, con l'accusa infamante di stupro,  e potenziale candidato socialista alle prossime presidenziali francesi rende ancora più difficile questa ripresa.
E allora è questa la domanda da farsi: può davvero aiutarli il ritorno al pensiero e all'opera di Francois Mitterrand, a quella stagione straordinaria in cui non si ebbe paura di scelte coraggiose e addirittura controcorrente del neo presidente, come fu quella di abolire la pena di morte (la maggioranza dei francesi non era d’accordo)?
Nelle analisi si scava nel passato, si ricordano le virtù del presidente socialista. Gli storici parlano dell’uomo che voleva “dare tempo al tempo” e non aveva paura della lentezza. 
Io vorrei ricordare il politico che credeva più nel buon senso che nei sondaggi.
Quando gli parlavo della situazione italiana mi richiamava sempre alla determinazione ad andare avanti con ottimismo  anche quando amici e nemici prevedevano la disfatta.

Ma con tutto questo a quella domanda devo rispondere in modo che forse deluderà qualcuno. Le celebrazioni sono sentite, ma l’impressione è che l’eredità di Francois Mitterand oggi possa aiutare poco i socialisti francesi. Che alle prossime elezioni e soprattutto dopo, se vinceranno (e non è improbabile), dovranno cavarsela da soli.
Mitterand non aveva di fronte a sé una globalizzazione che ha destrutturato il mercato del lavoro e cancellato gran parte della fiducia dei francesi nel loro Stato. Mitterand non ha assistito all’allontanamento di parte consistente dell’elettorato popolare dalla sinistra come invece è accaduto per la sinistra italiana e oggi, drammaticamente per il PD. Quando ha governato era ancora vitale la via francese all’integrazione degli immigrati. E non c’era un Fronte nazionale che oggi, come la Lega in Italia, toglie spazio e voti alla sinistra fra gli operai e nelle periferie  cavalcando la paura dello straniero.

La destra contro cui il presidente francese combatté e vinse era quella laica, repubblicana erede del gollismo e del conservatorismo francese, rispettosa dello Stato e delle istituzioni.
La nostra destra, poi, è quella di Berlusconi e di Bossi,  pronta cambiare le istituzioni, nemica del multiculturalismo, attenta a progetti di espulsione più che di integrazione, legata a doppio filo, e con evidente mancanza di scrupoli, a tutto ciò che distrugge valori e riferimenti alla Costituzione.
Ho l’impressione che il berlusconismo sia sul viale del tramonto ma la strada per vincere e per governare è ancora lunga.  Che le ricette e le risposte del passato, anche le migliori, quelle che Mitterand seppe dare alla crisi economica degli anni Ottanta e alla disoccupazione che si era quadruplicata, siano oggi improponibili.

Se il Mitterand da celebrare è quello del maggio 1981 quello che oggi può ancora dare molto a tutta la sinistra europea appare quello del giugno 1971, il segretario socialista che superò le divisioni, le barriere e i tabù, che volle a sinistra pluralismo politico e culturale, che seppe unificare senza chiedere abiure e rinunce.
Il Mitterand che rifondò la sinistra. E che poi governò la Francia. Forse di tutto questo abbiamo ancora bisogno in Italia.



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