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venerdì 10 dicembre 2010

L'ultimo lembo di terra





Vicino a Puerto Willians, l’ultimo centro abitato al mondo prima della solitudine antartica, c’è un  cimitero di croci bianche che  si affaccia sul canale di Beagles. Sono sepolti qui un centinaio di Yamanas che furono avvelenati dall’uomo bianco venuto dal nord, dall’Europa e anche dall’Italia.
A volte mi domando perché debba spingermi fino a qui per ritrovare qualcosa di autentico. Per ritrovare me stesso, ma anche la sostanza di storie che in fondo confermano la crudeltà dell'uomo, la sua infinità capacità di produrre il male.
A volte mi domando semplicemente perché debba ricercare queste latitudini. Come se volessi scappare, che poi è uno scappare per modo di dire, perché poi non c'è giorno che non rifletta sull'Italia. Che non rifletta al suo presente e al suo futuro.
Sarà che poi alla fine, anche a pensarci e a ripensarci, la distanza sa filtrare e mettere nella giusta prospettiva. Da questa terra lontana e aspra, scenario di drammi storici così intensi, si può restituire alla giusta dimensione anche le storie della mia città. E' più facile riflettere su appetiti, interessi, dissidi, contrasti, litigi.
E dunque,  i cercatori d'oro e prima di loro i cacciatori di foche.
I cacciatori di foche, prima di abbandonare la spiaggia lasciarono alcuni vitelli di mare avvelenati. 
Ci volle poco prima che gli indios, affamati e alla ricerca di proteine animali, sempre più rare grazie alla caccia spietata dei cacciatori bianchi, mordessero l’esca e morissero come mosche.
Ho conosciuto  questa storia incontrando tre donne in una casetta di legno poco lontana dal porticciolo, alcuni anni fa.
Melinda stava qui di casa in compagnia  di Ursula e di Christina. Sono tre donne tra le ultime discendenti del popolo Yamana, un gruppo di nomadi che vivevano nella costa di Puerto Willians tra il canale di Beagle e Capo Horn. 
Andavano a caccia con una lancia e utilizzando le fionde e le donne tessevano i vestiti con i loro capelli. Melinda ha perduto tutta la sua famiglia, durante un focolaio di polmonite, sull’isola di Dawson,  dove oltre duemila Yamana e Onas furono raggruppati all’inizio nel 1889 dai missionari salesiani per essere evangelizzati nutriti e curati.
Melinda è morta quest’anno. Al mio ritorno nella Terra del fuoco non c’era più ad aspettarmi. E sì che mi aveva promesso di riordinare i suoi ricordi per ritrovare la faccia di quel giovane missionario che da bambina aveva conosciuto ma che non ricordava che si chiamasse De Agostini.
E’ rimasta Christina la sorella , mi dicono nel paese che sia l’ultima Yamana ancora in vita. 
Intreccia ancora dei panieri di vimini , mestiere che ha imparato dai suoi antenati che con la stessa tecnica cucivano le canoe di corteccia. In questa azione marinara solo le donne potevano gettarsi nude nell’acqua gelata  con il loro vestiario nella testa, erano loro che pilotavano le imbarcazioni.
 Nella mitologia di questo popolo, nell’universo brulicante di Yamanas  che lottavano per guadagnarsi l’esistenza materiale, le donne avevano per lungo tempo dominato il mondo per il loro coraggio e la loro ingegnosità, prima che l’uomo prendesse il potere. 
Anche Ursula è morta alcuni anni fa.
E ora anch'io mi sento più solo.




1 commento:

  1. Ciao Tito, non vedo l'ora di leggere il tuo libro su Don Patagonia!
    Per ora mi godo il viaggio :-)

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