mercoledì 6 novembre 2013

La mia Patagonia


  • Una mia amica di, Serena Ferla, ha scritto su Facebook una breve riflessione su un mio libro di molti anni fa: "Le Nuvole non chiedono permesso" . Le righe che Serena ha dedicato alla Patagonia mi sembrano le più belle che io abbia mai letto. Ecco qui:


    "la Patagonia che ho calpestato in pochi giorni nel cuore dell'inverno, non è quella descritta da Chatwin o raccontata da Sepulveda. Ho intravisto un immenso, minuscolo spazio di terra arida e polverosa, che correva lunga ed infinita attraverso una vegetazione ruvida e bassa, popolata da timidi ed indifferenti animali senza età.
    Raccontarla è impossibile: il suo potente spazio non vuole aggettivi che la possano limitare e rinchiudere in una sola, seppur ricca, definizione. Per farlo è necessario giocare con lei, restituirle le sua importanza con coppie di parole che viaggiano opposte, ossimori audaci e banali allo stesso tempo. E' più facile pensarla e capirla se si accetta di ragionare con la magia di categorie contrapposte: sei sicuro di non sbagliare se la ricordi con il suo vento così afosamente gelido, con i suoi silenzi assordanti, con la sua vivida opacità, con le sue assenti presenze . La sua grandezza non si può misurare, il suo spazio è il totale vuoto. E in questo vuoto c'è solo posto per te che la stai guardando. Di fronte a quel nulla scopri finalmente di avere TUTTO dentro di te, e torni a casa non più ricco di quando sei partito, ma arricchito di te stesso. E forse ti piaci di più. Se provi ad abbracciare con lo sguardo l'infinito che hai intorno riesci a cogliere l'essenza della libertà e ti accorgi di esserne diventato schiavo. Non riesci a piangere perchè le lacrime scendono immobili e asciutte.
    La Patagonia era dentro di me e non lo sapevo!"
  • 29/10/2013 14:47

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