giovedì 7 agosto 2008

viva la rivoluzione, la rivoluzione è morta




Cominciano oggi i giochi olimpici. La gioia per questo grande evento sportivo viene offuscata dal ricordo che accompagna il mio viaggio nell'agosto del 2006.

Soprattutto i giorni trascorsi a Pechino, sotto una cappa di caldo e di smog, la noia e la delusione, mi indussero a pensieri fantastici che ritrovo nella mia moleskine. Vorrei essere vissuto al tempo del viaggio di Marco Polo quando la Cina offriva tutto il suo splendore, uno spettacolo non ancora clonato e contaminato, scrigni magici e città proibite.
In questo viaggio ho incontrato un paese sovraeccitato che sta affondando nella sua stessa crescita.
E’ semplice e non trovo altre parole per dirlo: un paese senza valori fondanti che pensa a fare gli affari calpestando i più elementari diritti umani.
Cosa resta qui del comunismo? La salma mummificata del grande Timoniere nella sua bara di cristallo? Gli echi lontanissimi della Lunga Marcia? I foglietti ingialliti del Libretto Rosso? Non più le grigie e abbottonate tuniche di Ciu en Lai e Lin Piao, ma le facce tirate dei nuovi mandarini del partito e dello stato.
Gli eredi di Deng Xiaoping sempre sorridenti, le grisaglie scure con camicie firmate e cravatte di seta e poi i manager dei giganteschi conglomerati finanziarioindustriali dello stato, i futuri King Maker del mondo lanciati nella globalizzazione attenti alle aperture e chiusure delle Borse di New York, Londra e Francoforte.
Tutto questo ha un senso? Lo avrà ancora?
E’ lontanissimo quel dicembre del 1978 quando i ragazzi di Pechino incollavano il dazebao al “muro della democrazia”in piazza Tienanmen ed è ormai sfocata l’istantanea di quel giovane che, con la busta di plastica in mano, si para davanti ad un grande carro armato. Tutto questo sembra molto lontano.
Tutti nel mondo sono interessati a fare accordi bilaterali o a contenere le spinte di espansione commerciale ed economica nessuno chiede libertà e democrazia.
Corre l’economia cinese ma genera un arretratezza culturale e civile.
Non solo aumentano le disuguaglianze sociali ma in modo geometrico la criminalità organizzata e non.
Milioni di persone hanno perso la terra, il lavoro e affrontano il pericolo di finire in carcere o peggio perché non hanno più niente da perdere. Per non parlare della tragedia tibetana.

Scene da capitalismo reale.

3 commenti:

  1. Inressante questo articolo, fa molto pensare.... .
    Solitamente l'apertura dei giochi olimpici genera in me una certa gioia
    nel vedere sfilare atleti di tutte le nazioni, belli, giovani, colorati e sorrideti, uniti dallo sport.
    Quest'anno è diverso la cerimonia non cambierà, ma l'animo di questi atleti non sarà uguale il loro sorriso sarà velato da qualche tristezza, perchè in quel paese non c'è rispetto per i diritti umani!!!

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  2. Caro Tito,
    sento in te un profondo dispiacere, forse lo stesso che ti avevo descritto nel mio messaggio
    precedente (rif. Birmania e i suoi Monaci).I giochi olimpici amplificano ed evidenziano le gravi mancanze del governo cinese,ed amplificano la paura che tutti noi, consapevoli o meno, abbiamo dell’avanzata orientale nei mercati. Finiti i giochi tutto tornerà a tacere: la tecnica del tutto bene –tutto a posto. Ti immagini se qualche paese mettesse l’out-out alla Cina che disastro di policy internazionale!
    Credo che in confronto alla brutalità nei confronti del Tibet, una protesta pacifica trasformata in una bagno di sangue, la repressione degli attivisti e degli intellettuali sia quasi poca cosa, si fa per dire, così come si tace sulle uccisioni delle bimbe femmine alla nascita, tanto che i maschietti, “piccoli imperatori” – così sono chiamati –sono un vero problema sociale di egocentrismo e spietato cinismo.
    Certo che siamo tutti indignati davanti alla fermezza delle dichiarazioni dei rappresentanti cinesi in merito a visti revocati, censure all’accesso internet, situazione inimmaginabile per gli eventi occidentali, ma ci stanno dicendo: state al vostro posto, in particolare agli americani, i meno indicati per questo genere di rimprovero. Le Olimpiadi in fondo sono una festa globale, e che festa sia. Intanto la lente di ingrandimento sulla cruda realtà è stata applicata.
    FrancesTenti

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  3. Ciao Tito,
    sono a casa per un po' di giorni prima di una nuova partenza e vorrei lasciare qui, su questo tuo spazio, le impressioni che mi suscitò la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino...
    Ho visto l'esaltazione e la celebrazione di una storia che per anni hanno tentato di distruggere e che oggi, rendendosi conto che "tira", cercano di riportare alla luce, di restaurare alla bene e meglio... Ho visto molta ipocrisia in tutto questo... e non mi è piaciuto!!!
    Un abbraccio
    Francesca

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