martedì 26 ottobre 2010

lo scrittore della Croce Del Sud


Per me Punta Arenas è soprattutto uno scrittore: Francisco Coloane.

Per questo, soprattutto per questo, volevo ritornare da queste parti, prima di imbarcarmi per l’Antartide. Per riempirmi gli occhi della baia che ha accolto le ceneri di un uomo che con le sue parole mi ha dischiuso un altro mondo.
Coloane ha vissuto più di novant’anni, per raccontare la Patagonia, la Terra del Fuoco, l’Antartide, le storie e gli uomini che hanno abitato questi luoghi meravigliosi e impossibili.
Di questi luoghi ha saputo cogliere la dimensione fantastica e avventurosa. E se c’è riuscito credo che ci possa essere solo una spiegazione: prima di riversare il suo talento in molte pagine che mi hanno strappato il cuore, Coloane questi luoghi li ha vissuti, con tutto se stesso. Ha conosciuto la Patagonia più selvaggia e romantica.
Da queste parti era arrivato negli anni Venti del secolo scorso, da ragazzo. Aveva incontrato le prime lotte del movimento operaio e contadino nelle grandi tenute dei Menendes, forse i più importanti latifondisti dell’intero pianeta. Aveva navigato nel Pacifico con uomini che oggi stentiamo a non avvolgere in un’aura di leggenda, eroi di un duro tempo da pionieri.
Qualche isola era ancora abitata da pochi indigeni sopravvissuti. Li conobbe, ne raccolse le sofferenze, in anni in cui questo era tutt’altro che scontato, ne denunciò il massacro. Raccontò la cancellazione d’interi popoli a opera di trafficanti di pelli, affaristi, missionari,
 galeotti, soldati senza onore e senza pietà. Cacciatori degli Indios è appunto il titolo di uno dei suoi libri, che io custodisco religiosamente, uno di fianco all’altro su uno scaffale di casa.
Coloane, insomma, non cantò solo la magia di questi luoghi, seppe trovare la voce anche per i loro orrori.
Un giorno, ormai molto anziano, tornò da queste parti, per ripescare i sogni della sua gioventù. Ne ritrovò pochi e distillò l’amarezza in queste parole:
Forse progresso e bellezza non possono navigare assieme senza subire naufragi.
Coloane è morto a Santiago del Cile. Era l’agosto 2002. Il suo grande amico Luis Sepulveda, un altro grandissimo scrittore che ci ha regalato il continente sudamericano, ce lo ha ricordato così.
Con lui qualcosa di nuovo è entrato nella casa della Letteratura, il rumore del mare in tempesta e le voci di migliaia d’avventurieri sperduti nelle pianure della Patagonia e nella desolata solitudine della Terra del Fuoco.
Spesso e volentieri l’immaginazione non trattiene la virtù della modestia. E io guardando queste acque, ma- sticando queste parole, posso davvero sentirmi a mio agio nelle vesti stracciate di uno qualsiasi di quegli avventurieri sperduti.

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