sabato 14 giugno 2008

LADRI DI BICICLETTE (Corriere di Arezzo 14/06/08)



Da alcune settimane ho iniziato una collaborazione con il quotidiano aretino. Ogni Sabato una opinione sui temi e i problemi della città. Ho pensato di riportare qui soltanto gli articoli che fanno riferimento a questioni più generali e che possono suscitare un confronto con gli amici che visitano il mio blog.


Ladri di Biciclette

(a proposito di Immigrazione e sicurezza)

No, non voglio parlare del bellissimo film di Vittorio De Sica che ha inaugurato nell’immediato dopoguerra il neorealismo italiano.
Il fatto è che nei giorni scorsi, in pieno centro e in un’ora di punta, mi hanno rubato la mia terza bicicletta.
Un conoscente che passava di lì, cercando di consolarmi per il furto subito, ha iniziato a inveire senza freni contro gli immigrati. Non so chi abbia rubato la bicicletta. Quello che mi ha colpito e non accetto è l’immediata associazione tra il ladro e l’immigrato.
Cosa sta succedendo nel nostro paese?
C’è qualcosa di preoccupante, di veramente preoccupante, nelle parole che ogni giorno e in ogni occasione e da ogni tribuna vengono scagliate, come pietre, contro l’immigrazione di ogni colore e provenienza.
C’è una vera e propria gara tra i governanti di oggi e i grandi mezzi di informazione a chi tambureggia più forte. Molti si sentono autorizzati a mettere il cinturone e a lucidare la loro stella di sceriffo. Per fortuna, c’è chi va contro corrente.
La Provincia di Arezzo e l’Associazione Donne Insieme di Arezzo hanno, nei giorni scorsi, in un interessante e puntuale convegno sull’immigrazione ( detta di seconda generazione) posto,a noi tutti, una domanda.
Posso provare a rifare la domanda con parole mie e cercare di esagerarla? Esagero. Che cosa dovrebbe fare, secondo noi, un giovane immigrato nato o cresciuto ad Arezzo (ormai sono migliaia) di fronte all’ondata generalizzata contro gli immigrati e che fa di ogni erba un fascio?
Che scelte avrebbe?
Difficilmente, al suo posto, potrei ancora sperare di avere un futuro, una cittadinanza, una nuova patria. Sarei stanco di invocare senza ascolto il diritto a essere, in tutto e per tutto, un cittadino come gli altri. Potrei continuare ad abitare in questa città, contentandomi di avere un lavoro che magari altri non vogliono fare , di mandare i miei figli a scuola, di un tetto insicuro. Ma anche cosi mi sentirei un ingombro, intruso e anche umiliato.
Avverto nella pelle l’obiezione che molti mi faranno :
Può darsi, ma i fatti parlano d’altro. La continua, assordante sovrapposizione fra questione migratoria e ordine pubblico nelle parole e nelle narrative di tanti imprenditori morali e politici dell’insicurezza, obbliga i figli dell’immigrazione a convivere con un pensiero comune che legge il migrante come ospite richiesto ma non benvenuto.
Da quando è ripresa questa ventata xenofoba nel paese mi sforzo di leggere con più attenzione i giornali o ascoltare le televisioni locali . Spero di ricavarne dei chiarimenti, lo dico senza ironia, rispetto a questa campagna sulla sicurezza in città. Telecamere nelle strade, ronde notturne dei vigili, carabinieri, guardie di finanza. Forse va tutto bene, ma siamo sicuri di non associare tutto questo bisogno improvviso di sicurezza, agli immigrati ?
Per fortuna la nostra città ha dato, in questi anni, un contributo alto (merito del volontariato, delle istituzioni e degli stessi immigrati) ai processi d’inserimento e d’integrazione, nel lavoro e nella scuola, dei cittadini extracomunitari.
Il problema potrebbe non riguardare Arezzo?
Cerchiamo allora di non implementare questo clima assurdo che, in alcune città, ha portato all’aggressione di cittadini per la loro nazionalità o etnia annunciando un serio rischio di rinascente razzismo.
Percepire il bisogno di sicurezza dei cittadini è giusto, dare risposte adeguate alla criminalità e alla violenza nelle strade è sacrosanto. Qualcuno ha detto che la sicurezza non è di destra ne di sinistra ma un diritto inalienabile dei cittadini. Sono d’accordo. I fenomeni di insicurezza, di impoverimento, di precarietà nel lavoro riguardano le persone, tutte le persone, e possono generare paura.
La paura verso il diverso e verso l’emarginato diventa la risposta più facile di fronte alla difficoltà di contrastare l’insopportabile clima di “egoismo sociale”che attraversa il nostro paese. Abbiamo fatto dei Rom il nuovo capro espiatorio, stiamo criminalizzando i poveri del mondo e si sta introducendo una normativa dove, clandestino, è uguale a criminale.
Si parla d’immigrazione clandestina, beninteso, perché l’extracomunitario in regola con le impronte viene invece accolto fraternamente nei recinti di filo spinato nei cantieri edili al nero, o sottopagati nelle aziende del Nord-Est e nei campi rossi di pomodori del centro o del sud, nei quartieri residenziali dove porta a spasso il vecchietto.
Cerchiamo di uscire da questa spirale e costruiamo, ognuno di noi, nel nostro piccolo e concretamente una nuova etica dell’accoglienza. Che futuro ha un popolo che non si ricorda che è stato fino a ieri un popolo di migranti. Si tratta di decine di milioni di italiani che oggi vivono all’estero. I nostri migranti sono stati trattati male un po’ ovunque e hanno dovuto lottare per i loro diritti. Perché ora cediamo alla tentazione di trattare allo stesso modo gli immigrati in mezzo a noi. Cosa ci ha fatto perdere questa memoria in tempi cosi brevi?
Si, c’è qualcosa di preoccupante in quello che sta succedendo.
Tito Barbini

2 commenti:

  1. Secondo me il "bisogno di sicurezza" è solo una scusante per giustificare l'ondata sempre più crescente di razzismo che impera nel nostro Paese (e non certo solo ad Arezzo).
    Il punto sta -dal mio modo di vedere- nel capire il motivo per cui i mass media, ben appoggiati dallo Stato, alimentino in tutti i modi e ogni giorno questa xenofobia preoccupante.

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  2. " Gli occhi vedono solo ci� che � limitato..scopri quello che conosci gi�,allora imparerai come si vola (il G.JonathanLivingston)

    Anche a me non piace quello che succede, ma proprio per niente. Direi che stiamo assistendevo ad una mellifluo appostamento dell�esercito sul territorio,di sicuro per fini diversi da quelli detti, di una politica consapevole di diffusione della paura e del terrorismo, stessa tecnica che il governo Bush ha diffuso negli aeroporti americani.

    Il diritto insegue a fatica i fenomeni immigratori e non sembra essere assolutamente in grado di risolverli.Nel nostro paese tale difficolt� assume dimensioni decisamente maggiori e evidenti, Si parla di una politica di sanzioni, ma il vero movente � solo la paura xenofoba, il terrorismo dell�informazione.

    I nostri politici, e permettimi, la sinistra, ha sempre confuso ideali e diritto: qui siamo molto oltre il sempliciotto buonismo catto-comunista.. Ma per principio,(ripeto con enfasi gasmaniana) PER PRINCIPIO i governanti color papavero si indignavano alla sola ipotesi di guardare agli stati uniti con atteggiamento di confronto e presa in considerazione delle policy sull�immigrazione.
    In tal senso vi invito a leggere il dossier (link sotto) circa l�iniziativa comunitaria a una politica di confronto e approfondimento proprio sul caso statunitense.
    Guarderei ancora oltre: auspico che non si parli neppure pi� di politica di immigrazione, ma la si definisca una filosofia politica dell�immigrazione.
    FrancescaTenti
    www.fmb.unimore.it/on-line/Home/documento4068.html

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