sabato 28 giugno 2008

Aspettando Dylan

Tito Barbini -Corriere di Arezzo Sabato 28 Giugno (nella foto Joan Baez e Bob Dylan negli anni 60)

Arezzo si prepara ad accogliere la seconda edizione di “Play Art”. Non posso prevedere come andrà, ma alcune cose si possono affermare da subito: il programma è molto bello, è il frutto di un lavoro accurato, porterà nella nostra città nomi di grande richiamo ma non scelti a caso, perché dietro di essi si intravede un filo solido, che ci fa un gran bene, il filo dell’impegno per la pace, i diritti, la tolleranza.
Nella nostra città arriveranno Joan Baez, Ben Harper, Peter Brook, Goran Bregovic, Carmen Consoli, i Negrita e tanti altri. Leggende della musica e del teatro assieme a nuove proposte culturali.
Insomma un programma che ci allinea alle città più vivaci e colte del nostro paese. Va dato atto a Camillo Brezzi e Lucia De Robertis (cultura e giovani) di aver volato alto e di aver colpito nel segno. Ed è doveroso farlo: sarebbe ingiusto non ricordare i meriti degli amministratori che, in altre occasioni, abbiamo invece criticato.
Alcuni amici mi hanno rimproverato per quanto, non molto tempo fa, ho detto in occasione di una trasmissione televisiva (“Ventuno e Trenta”), al momento della scelta di Mauro Valenti di abbandonare Arezzo con il suo marchio “Arezzo Wave”.
Dissi allora (e non fui solo) che non era stato fatto tutto il possibile per evitare quello sciagurato distacco e che si stava assistendo a un impoverimento culturale della città. Da una parte la chiusura del Teatro Petrarca dall’altra lo sventramento delle storiche sale cinematografiche per ospitare gallerie commerciali e uffici e cosi via cantando. E poi la perdita di “Arezzo Wave”, che fra tutte mi sembrava la più grave, perché difficilmente riparabile.
Mi devo ricredere, almeno per quanto riguarda quest’ultima manifestazione: con queste due edizioni di “Play Art” abbiamo dimostrato che anche quella perdita, così importante, poteva essere risarcita.
Naturalmente l’entusiasmo per “Play Art” non può nascondere tutti i nodi ancora da sciogliere. Restano aperti i problemi più strutturali e che potranno trovare risposta solo gettando solide fondamenta per un sistema funzionale della cultura, della formazione, della ricreazione che ci offra nuovi spazi per la lettura, la fruizione delle immagini, l’ascolto e la produzione della musica, le professioni creative. E se intanto riapre il Teatro Petrarca, siamo già sulla buona strada.
Ma non voglio affrontare un discorso tanto complesso. Preferisco parlare del programma di questa estate. Non lo nascondo: sono emozionato in attesa di alcuni eventi e mi piace pensare soprattutto a Joan Baez.
Già: non mi sembra vero, dopo tanti anni, canteremo di nuovo la pace, seduti per terra, con Joan Baez. I più giovani mi perdoneranno questa caduta emozionale da inguaribile reduce sessantottino, ma per me è difficile non tornare a quegli anni. Senza nulla togliere alla bellezza del suo canto, alla sua intensa ricerca musicale, Joan Baez, per quanto mi riguarda, è molte altre cose ancora.
Un tempo con lei cantavamo un mondo diverso. E ora mi basta il suo nome, per ricordare quel tempo, e me in quel tempo, quando ero pronto a sognare la rivoluzione giorno e notte in compagnia dei miei amici, a sacrificare serate e amori per piazzarmi davanti a un ciclostile a sfornare i volantini per una manifestazione, disposto persino a partire per il Vietnam a combattere contro il gigante americano, da inguaribile romantico, se solo qualcuno mi avesse preso in considerazione .
Come dimenticare quel Natale del 1972, quando Joan passò la notte in una Hanoi distrutta dai bombardamenti cantando We Shall Overcome, collegandosi idealmente con noi, con i giovani di tutto il mondo che protestavano nelle piazze e nelle università per quei bombardamenti…
Se posso rivolgermi all’assessore Brezzi con amichevole complicità, ora che l’illuminazione ha bussato alla sua porta, vorrei convincerlo che il successo di questa iniziativa gli offre un’altra ottima occasione: l’occasione di portare ad Arezzo l’altro grande monumento della canzone e dell’impegno pacifista e antimilitarista. Un mito e un’icona popolare.
Insomma, per dirla con Beckett e parafrasando il suo capolavoro: Aspettando Dylan.

3 commenti:

  1. Che sogno sarebbe!!!!! Ho visto i cartelli qui a Firenze....
    Ero una di quelle che sedevano sul prato ai concerti di Joan Baez.....

    RispondiElimina
  2. Ho visto e ascoltato la Baez ad Arezzo il 22 luglio.
    Ho visto e ascoltato te stasera a Pisa.
    Due esperienze molto interessanti.
    La Baez mi ha fatto innamorare delle sue canzoni.
    Invece i tuoi due libri mi hanno incantato.

    RispondiElimina